Davide Frattesi è passato dall’Inter alla Lazio, e con lui torna al centro del discorso una figura che il calcio racconta poco: il centrocampista che attacca l’area senza il pallone. L’Inter ha comunicato una cessione a titolo temporaneo fino al termine della stagione con diritto di riscatto in favore del club biancoceleste. Le cifre non sono state pubblicate e le versioni della stampa non coincidono, quindi vanno prese per quello che sono: indiscrezioni.
Il profilo in sintesi
| Voce | Dettaglio |
|---|---|
| Giocatore | Davide Frattesi |
| Nato il | 22 settembre 1999 a Roma (26 anni) |
| Ruolo | Centrocampista, mezzala |
| Altezza | 1,78 m |
| Piede | Destro |
| Percorso | Settore giovanile Lazio, poi Roma, poi Sassuolo dal 2017 |
| Prestiti | Ascoli, Empoli, Monza |
| Ultimo club | Inter (82 presenze di campionato, 11 gol) |
| Nazionale | Italia (34 presenze, 8 gol) |
Che cosa è davvero un inserimento
Un inserimento non è una corsa. È un momento.
Il centrocampista che attacca l’area parte da una posizione arretrata e arriva sulla linea difensiva avversaria da dietro, quando i difensori stanno già guardando il pallone e non lui. È il movimento più difficile da marcare del calcio moderno, per una ragione geometrica: un difensore che segue la palla non può vedere contemporaneamente chi arriva alle sue spalle, e chi arriva ha lo slancio mentre lui è fermo.
La differenza tra un buon inseritore e uno qualsiasi non sta nella velocità. Sta nel momento in cui parte. Troppo presto e il difensore lo vede arrivare, ha tempo di scalare e la corsa muore in fuorigioco. Troppo tardi e il pallone è già passato. La finestra utile dura frazioni di secondo, e riconoscerla è una competenza allenabile ma non insegnabile a tutti.
Quello che costa alla squadra
Qui sta la parte che si racconta meno. Ogni inserimento è una sottrazione.
Nel momento in cui la mezzala parte, la squadra ha un uomo in meno nella zona di costruzione e uno in più davanti alla linea del pallone. Se l’azione va a buon fine, quel conto non lo paga nessuno. Se la palla si perde, la squadra riparte in transizione difensiva con un centrocampista fuori posizione e trenta metri da recuperare in corsa.
Per questo l’inserimento non è mai una scelta individuale, anche quando sembra tale. Perché funzioni serve che qualcun altro abbia già occupato lo spazio lasciato libero: il mediano che scala, il terzino che resta basso, il centrale che stringe. È quella che si chiama copertura preventiva, e senza di essa la mezzala che attacca l’area non è un’arma, è un buco.
Un allenatore che schiera un inseritore, in altre parole, sta prendendo una decisione che riguarda tutti gli altri dieci.
Il caso della Lazio
La squadra che accoglie Frattesi ha cambiato guida quest’estate: Gennaro Gattuso ha preso il posto di Maurizio Sarri. La stampa che segue il club racconta di un 4-3-3 nel quale il nuovo arrivato dovrebbe agire da mezzala destra, in un centrocampo completato da Rovella e Taylor. Sono indicazioni di preparazione, non formazioni scritte, e vanno lette al condizionale.
Sul piano tecnico l’accostamento ha però una sua coerenza. A Frattesi vengono riconosciuti buon senso della posizione, capacità di interdizione e soprattutto qualità negli inserimenti offensivi. Alessio Dionisi, che lo ha allenato al Sassuolo, ne aveva sintetizzato la parte meno appariscente: corsa, intensità, e la tendenza ad arrivare e rubare il pallone.
Vale la pena notare un dettaglio biografico che non è tattico ma pesa: alla Lazio Frattesi è cresciuto, dal 2006 al 2014, prima di passare alla Roma e poi al Sassuolo.
Come si misura, davvero
Il modo più diffuso di giudicare una mezzala di inserimento è contare i suoi gol. È anche il modo peggiore.
Un inseritore incide molto oltre le reti che segna. La sua corsa costringe un difensore a seguirlo, e quel difensore che si stacca apre lo spazio che userà qualcun altro. Molti dei suoi movimenti migliori finiscono senza che il pallone lo raggiunga mai, e tuttavia hanno prodotto il gol che qualcun altro si intesterà.
I numeri che dicono qualcosa sono altri: quante volte entra in area, con quale continuità lo fa nell’arco dei novanta minuti, e quante volte la squadra riesce a coprire nonostante lui sia partito. È la terza voce quella che separa una squadra che usa l’inserimento da una che lo subisce.
Perché il tema torna adesso
Il calcio degli ultimi anni ha spostato molti centrocampisti verso la costruzione: ricevere sotto pressione, girare il gioco, gestire. Il risultato è che i giocatori capaci di attaccare l’area da dietro sono diventati più rari, e quindi più preziosi, perché contro le difese che difendono basse e strette servono uomini che arrivino dove i difensori non guardano.
La Serie A comincia il 22 agosto. Nelle prime giornate si vedrà una cosa sola, e non sarà il numero di gol: si vedrà se la squadra intorno all’inseritore è stata costruita per permettergli di partire.
Fonti: comunicato ufficiale dell’Inter, Sky Sport, Wikipedia, stampa sportiva nazionale e laziale. Le cifre dell’operazione non sono state comunicate dai club.
Domande frequenti
Che cos'è l'inserimento di una mezzala?
È la corsa con cui un centrocampista lascia la propria posizione e attacca l'area avversaria senza il pallone, arrivando da dietro sulla linea difensiva. Non è un movimento istintivo: dipende dal momento in cui parte, non dalla velocità con cui corre.
Con che formula Frattesi è passato alla Lazio?
L'Inter ha comunicato una cessione a titolo temporaneo fino al termine della stagione, con diritto di riscatto a favore della Lazio. Le cifre non sono state pubblicate dai club e le versioni della stampa non coincidono tra loro.
Che caratteristiche ha Davide Frattesi?
È un centrocampista dinamico di 178 centimetri, destro di piede, con buon senso della posizione, capace in fase di interdizione e soprattutto negli inserimenti offensivi. Calcia di potenza dalla media distanza e segna anche di testa.
Perché l'inserimento è rischioso per la squadra?
Perché toglie un uomo alla struttura nel momento in cui la squadra è più esposta. Se la palla si perde, quel centrocampista è davanti alla linea del pallone e la copertura preventiva deve essere già stata organizzata da qualcun altro.
Come si misura un buon inserimento?
Non con i gol soltanto. Contano il numero di ingressi in area, la frequenza con cui quel movimento libera un compagno anche senza ricevere palla, e quante volte la squadra riesce comunque a coprire quando l'azione si interrompe.