Romelu Lukaku è vicino al Fenerbahce, e la notizia riguarda il bilancio più di quanto riguardi il campo. Nell’ultima stagione il belga ha giocato cinque partite di campionato. L’uscita libera un posto e uno stipendio, non uno spazio tattico: quello era già stato riempito. Da qui, però, si può fare una domanda più utile della solita, che non è chi arriverà, ma quale funzione serve davvero a questa squadra.
Tre funzioni sotto lo stesso nome
Il termine centravanti descrive una posizione, non un mestiere. Sotto quella stessa casella convivono almeno tre lavori diversi, e ciascuno chiede ai compagni movimenti opposti.
| Funzione | Dove riceve il pallone | Cosa chiede alla squadra | Cosa si rompe se manca |
|---|---|---|---|
| Punto d’appoggio | Spalle alla porta, al limite o dentro l’area | Palloni diretti, mezzali che arrivino sulla seconda palla | La squadra non ha uscita quando viene pressata alta |
| Attaccante di profondità | In corsa, alle spalle della linea difensiva | Difesa avversaria alta, un passatore che veda il taglio | Le transizioni si spengono a metà campo |
| Attaccante associativo | Venendo incontro, tra le linee, spesso fuori area | Esterni e mezzali che attacchino lo spazio che lascia | Si arriva sul fondo con l’area vuota |
Nessuna delle tre è superiore alle altre. Sono scelte che si incastrano con il resto: chi costruisce, chi occupa la profondità, quanto la squadra è disposta ad alzare la linea.
Un addio che sul campo era già avvenuto
Il caso Lukaku è utile proprio perché separa il mercato dalla tattica. Nella prima stagione a Napoli, quella dello scudetto, era stato un riferimento vero: gol in doppia cifra in campionato e, soprattutto, la funzione di punto d’appoggio che permetteva alla squadra di risalire senza dover per forza costruire da dietro.
La seconda stagione ha raccontato altro. L’esordio in campionato è arrivato solo alla ventiduesima giornata, contro la Juventus, il totale si è fermato a cinque presenze con un gol, e dal 21 marzo un problema all’anca ha chiuso il discorso. Nel frattempo il Napoli è arrivato secondo in Serie A dietro l’Inter, e lo ha fatto con un altro attaccante e con un’altra funzione.
Questo è il punto che di solito si perde nel rumore delle cifre: una squadra sostituisce una funzione molto prima di sostituire un nome.
Cosa dice il precampionato
Il ritiro di Castel di Sangro è cominciato il 30 luglio, con tre amichevoli in programma nell’arco di una settimana. L’8 agosto, contro il Celta Vigo, Allegri è partito con il 4-3-3: Milinkovic-Savic in porta, Di Lorenzo, Rrahmani, Rafa Marin e Olivera in difesa, Anguissa, Lobotka e McTominay a centrocampo, Politano, Hojlund e Alisson Santos davanti. Nell’ultima mezz’ora la squadra è passata al 4-2-3-1, con Lucca entrato in quella fase.
Il doppio assetto non è un dettaglio di formazione, è una richiesta precisa al centravanti. Nel 4-3-3 con tre attaccanti larghi e mezzali che si inseriscono, la punta centrale lavora soprattutto in verticale: fissa i centrali, attacca la profondità, apre la strada agli inserimenti. Nel 4-2-3-1 con un trequartista alle spalle, invece, alla punta si chiede di collegarsi con chi arriva, quindi di abbassarsi e di giocare di sponda.
Hojlund, riscattato dal Manchester United nel giugno 2026 dopo il prestito, appartiene chiaramente alla seconda categoria del nostro schema: vive di corsa e di spazio alle spalle. Nel 2025-26 ha chiuso con 16 gol in 44 partite, 12 dei quali in campionato, dove è stato il miglior marcatore della squadra.
Il problema della seconda punta centrale
Quando una squadra ha già scelto la propria funzione principale, il vero problema diventa il secondo centravanti. Ci sono due strade e sono opposte.
La prima è prendere un doppione, cioè un attaccante con le stesse caratteristiche. Costa meno in termini di adattamento, perché la squadra non deve cambiare i propri movimenti quando entra dalla panchina, ma non offre alternative quando la partita si blocca.
La seconda è prendere il contrario, cioè una funzione diversa da usare a gara in corso. Quando l’avversario difende basso e la profondità sparisce, un attaccante che sa venire incontro e giocare fra le linee cambia il problema: non attacca uno spazio che non c’è, ne crea uno nuovo tirando fuori un centrale dalla sua posizione. Il prezzo da pagare è che la squadra deve saper riempire l’area senza di lui, con esterni e mezzali che arrivino da dietro.
Fra i nomi che circolano in queste ore c’è quello di Gabriel Jesus, ventinove anni, in scadenza con l’Arsenal nel giugno 2027 e reduce da una rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro rimediata nel gennaio 2025. Appartiene esattamente alla terza categoria del nostro schema, quella associativa. I contatti sono stati riportati da più fonti, le cifre invece restano indicazioni: la stampa inglese parla di una richiesta intorno ai diciotto milioni di sterline, e nulla al momento è definito.
Il ragionamento tattico però vale a prescindere dal nome: chi arriva non deve somigliare a chi parte, deve completare chi resta.
Cosa guardare da qui all’inizio del campionato
Tre segnali diranno più di qualsiasi indiscrezione.
Il primo è l’altezza della linea difensiva nelle amichevoli: se il Napoli difende alto e riparte lungo, la funzione dominante resta quella di profondità. Il secondo è dove riceve il pallone la punta nel 4-2-3-1: se lo riceve dentro l’area, l’assetto è un 4-3-3 mascherato, se lo riceve al limite è davvero un’altra squadra. Il terzo è quanti giocatori entrano in area sul cross: due significa che si sta giocando con un centravanti solo, quattro significa che il sistema ha imparato a fare a meno di un punto di riferimento fisso.
La sostituzione di un attaccante si vede in quei tre dettagli molto prima che nella colonna dei gol.
Fonti: comunicazioni ufficiali dei club, stampa sportiva italiana e internazionale, archivi pubblici di statistiche, Wikipedia. Le indicazioni relative a trattative e valutazioni economiche sono riprese dalla stampa e vanno lette come indiscrezioni, non come dati ufficiali.
Domande frequenti
Che cosa significa dire che il centravanti è una funzione?
Significa che sotto la stessa casella si nascondono lavori diversi. Un centravanti che riceve spalle alla porta per far salire la squadra e uno che attacca lo spazio alle spalle della difesa chiedono ai compagni movimenti opposti, anche se sul foglio della formazione occupano la stessa posizione.
Quante partite ha giocato Lukaku nell'ultima stagione?
Poche: il suo esordio stagionale in campionato è arrivato solo alla ventiduesima giornata, contro la Juventus, e il totale si è fermato a cinque presenze con un gol, prima di un problema all'anca dal 21 marzo. È il motivo per cui la sua uscita pesa più sul monte ingaggi che sul campo.
Con quale modulo sta lavorando il Napoli in precampionato?
Nell'amichevole con il Celta Vigo dell'8 agosto Allegri è partito con il 4-3-3, con Hojlund riferimento centrale tra Politano e Alisson Santos, per poi passare al 4-2-3-1 nell'ultima mezz'ora. Il ritiro di Castel di Sangro è cominciato il 30 luglio.
Che tipo di centravanti è Rasmus Hojlund?
Un attaccante che vive di corsa e di attacco della profondità più che di gioco spalle alla porta. Nel 2025-26, prima stagione in azzurro, ha segnato 16 gol in 44 partite, 12 dei quali in Serie A, ed è stato il miglior marcatore del Napoli in campionato.
Un attaccante associativo cambierebbe la squadra?
Sì, e non solo in attacco. Una punta che si abbassa a ricevere libera lo spazio centrale ma lo toglie all'area di rigore: servono esterni e mezzali disposti ad attaccare quello spazio, altrimenti la squadra costruisce bene e arriva in area senza nessuno dentro.